Church of San Luca
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The small Church of San Luca, which once stood on the Esquiline Hill close to the papal basilica of Santa Maria Maggiore, was a medieval structure, likely dating to the 13th century. Although most modern accounts of the Università dei Pittori suggest that its activities at the church began in 1478, when the guild’s statuti were promulgated, alternative earlier dates have been proposed.1 By 1590, the starting point for the History of the Accademia di San Luca research project, the church had already been razed on the express orders of Pope Sixtus V not long after he had acceded to the pontifical throne in 1585. Nevertheless, a partial history emerges from a series of textual, documentary, and visual sources of later date that refer retrospectively to decisions and transactions that occurred at this site.
From all accounts, the church was of modest dimensions. The word chiesuola, used by Girolamo Francini to describe the building in his guidebook to Rome (1566), for example, implies a small structure.2 It should be noted, however, that despite its size it was worthy of mention in guidebooks (not all churches were). The church was traditionally under the jurisdiction of the neighboring basilica of Santa Maria Maggiore. Work at the church continued for a few decades before its demolition, including pictorial decoration, most or all of which is now lost. A coeval source, Pompeo Ugonio’s manuscript notes on churches of Rome, mentions the church as having a single nave crowned with a barrel vault and adorned with paintings (among which, on the high altar, was the depiction of Saint Luke painting the Virgin, which some scholars contend is the work then attributed to Raphael).3 Unfortunately, no information about the authors or subjects of the other paintings has come to light.
Sixteenth-century maps of Rome are invaluable sources for establishing the approximate location and appearance of the church. The maps of Mario Cartaro (1576) and Étienne Dupérac (1577) include the Church of San Luca along with its adjacent garden. Earlier maps, such as Leonardo Bufalini’s (1551), Pirro Ligorio’s (1552), and Sebastiano de Re’s (1557) show churches in the area surrounding Santa Maria Maggiore, but since, on the one hand, many of these buildings lack any label on the map, and, on the other hand, period records mention at least one other church—that of Saint Albertus—in the immediate proximity of the Church of San Luca, it is difficult to identify with certainty either edifice on these maps. While Cartaro’s map features a frontal oblique view, Dupérac’s records the church with its facade oriented toward the piazza behind Santa Maria Maggiore. Both attest that the church had a campanile, though its location in relation to the main structure differs. Both maps present the church fronted by a sort of atrium, but only Dupérac’s rendering shows an enclosed parcel of land at the rear, which probably functioned as a garden.
The demolition of the church by Sixtus V has traditionally been understood as motivated by the pontiff’s need to aggrandize his nearby property, the Villa Peretti, in which he had been personally invested for some time before becoming pope. Intriguingly, Benedetto Mellini would state decades later, in the 1660s, in his unpublished guide to Rome, that remnants of the church were still visible at the time he wrote.4 Information reiterated from a catalog by Michele Lonigo, whom Mellini quoted directly, suggested that the motive for the demolition of the church was rather to enlarge the piazza that included the obelisk behind Santa Maria Maggiore. Similarly, contemporary sources, such as Flaminio Vacca (a sculptor who served as principe of the Accademia di San Luca), stated that the church had been demolished in order to create that piazza. As is well known, Sixtus V was deeply invested in renovating the urban fabric of this area of Rome as well as other major sites of the Eternal City, including Saint Peter’s and the Lateran complex. On the Esquiline Hill, in addition to his private dwelling and the obelisk, he commissioned the Sistine Chapel in Santa Maria Maggiore on the side of the basilica adjacent to the Villa Peretti. Camillo Massimo, the last owner of the villa, undertook intensive archival research into the surrounding area, before the destruction of the villa in the 19th century when the current Termini railway station was created.5 He strove to find all the documents concerning the sale and purchase of land and properties related to the villa. Massimo sided with the early modern authors who considered the demolition of the Church of San Luca as part of the revamping of the rear Piazza Santa Maria Maggiore, where the pontiff installed the obelisk in 1587. Taking into account the various changes around the destroyed Church of San Luca and the later imprecisions introduced by visual records such as maps, it may be more fruitful for research on this site to broaden the area assumed to have been occupied by the church.
~ Silvia Tita, revised August 2021
Italian version
Chiesa di San Luca
La piccola Chiesa di San Luca, che un tempo sorgeva sul Colle Esquilino vicino alla basilica papale di Santa Maria Maggiore, era una struttura medievale, probabilmente risalente al Duecento. Sebbene la maggior parte degli studi moderni sull'Università dei Pittori suggeriscano che le sue attività nella chiesa iniziarono nel 1478, quando ne furono promulgati gli statuti della corporazione, altre date alternative sono state proposte.1 Nel 1590, punto di partenza per il progetto Accademia di San Luca, la chiesa era già stata rasa al suolo per espresso ordine di Sisto V da poco eletto al soglio pontificio nel 1585. Tuttavia, una storia parziale emerge da una serie di fonti scritte, documentarie e visive di data successiva che si riferiscono retrospettivamente a decisioni e transazioni che là si sono svolte.
Tutti i resoconti attestano che la chiesa era di modeste dimensioni. Ad esempio, la parola chiesuola usata da Girolamo Francini per descrivere l'edificio nella sua guida di Roma (1566) denota una piccola struttura.2 Va notato, tuttavia, che nonostante le sue dimensioni, San Luca era degna di nota nelle guide (non tutte le chiese erano). La chiesa era sotto la giurisdizione della vicina basilica di Santa Maria Maggiore. I lavori nella chiesa, inclusa una decorazione pittorica, continuarono per alcuni decenni prima della sua demolizione ma la maggior parte o tutte le quali sono ora svanite. Nelle sue note manoscritte sulle chiese di Roma, Pompeo Ugonio descriveva la chiesa come un edificio ad unica navata coronata da una volta a botte e adornata con dipinti (tra cui, sull'altare maggiore, c'era la raffigurazione di San Luca che dipinge la Vergine, che alcuni studiosi sostengono sia l'opera allora attribuita a Raffaello).3 Sfortunatamente, nessuna informazione sugli autori o sui soggetti degli altri dipinti è venuta alla luce.
Le mappe cinquecentesche di Roma sono fonti inestimabili per stabilire sia la posizione approssimativa sia l'aspetto della chiesa. Le mappe di Mario Cartaro (1576) ed Étienne Dupérac (1577) includono la Chiesa di San Luca insieme al suo giardino adiacente. Mappe precedenti, come quella di Leonardo Bufalini (1551), quella di Pirro Ligorio (1552) e quella di Sebastiano de Re (1557) mostrano qualche chiesa nella zona che circonda Santa Maria Maggiore, ma poiché, da un lato, molti di questi edifici non sono identificati sulle mappe e, dall'altro, i documenti d'epoca accennano almeno ad un'altra chiesa - quella di Sant'Alberto - nelle immediate vicinanze della Chiesa di San Luca, è difficile distinguere con certezza entrambi gli edifici su queste mappe. Mentre la mappa di Cartaro presenta una vista obliqua frontale, quella di Dupérac illustra la chiesa con la sua facciata orientata verso la piazza dietro Santa Maria Maggiore. In entrambi i casi, la chiesa appare dotata di un campanile, anche se la sua posizione in relazione alla struttura principale è diversa. Entrambe le mappe attestano l’esistenza di una sorta di atrio di fronte alla chiesa, ma solo quella di Dupérac mostra un appezzamento di terreno retrostante, che probabilmente fu adibito a giardino.
La demolizione della chiesa da parte di Sisto V è stata tradizionalmente intesa come motivata dalla necessità del pontefice di espandere la sua vicina proprietà, la Villa Peretti, al cui costruzione si era personalmente dedicato per qualche tempo prima di diventare papa. Comunque, incredibilmente, Benedetto Mellini notava nella sua guida inedita di Roma degli anni Sessanta del Seicento che i resti della chiesa erano ancora visibili al momento in cui scrisse.4 Le informazioni ribadite da un catalogo di Michele Lonigo, che Mellini citava direttamente, suggerivano che il motivo della demolizione della chiesa fosse in realtà dovuto al progetto di allargamento della piazza dell'obelisco dietro Santa Maria Maggiore. Allo stesso modo, fonti contemporanee, come Flaminio Vacca (uno scultore che servì anche come principe dell'Accademia di San Luca), affermarono che la chiesa fu demolita per creare la piazza. Sisto V si impegnò nella ristrutturazione del tessuto urbano di questa zona di Roma e di altri importanti siti della Città Eterna, tra cui San Pietro e il complesso Lateranense. Sul Colle Esquilino, oltre alla sua dimora privata e all'obelisco, commissionò la Cappella Sistina a Santa Maria Maggiore sul lato della basilica affacciante la Villa Peretti. Camillo Massimo, l'ultimo proprietario della villa, intraprese intense ricerche archivistiche sulla zona circostante, prima della distruzione della villa nell'Ottocento per creare l'attuale stazione ferroviaria Termini.5 Si sforzò di trovare tutti i documenti riguardanti la vendita e l'acquisto di terreni e proprietà collegati alla villa. Massimo stava dalla parte degli autori dell’età moderna che consideravano la demolizione della Chiesa di San Luca come parte della sistematizzazione della posteriore Piazza Santa Maria Maggiore, dove il pontefice installò l'obelisco nel 1587. Tenendo conto dei vari cambiamenti intorno alla distrutta chiesa di San Luca e delle successive imprecisioni introdotte da documenti visivi come le mappe, potrebbe essere più proficuo per la ricerca su questo sito considerare di aumentare l'area che si presume sia stata occupata dalla chiesa.
Notes
Footnotes
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Francini 1566, 19r. The same term is used in later editions of the book (see, for instance, the 1568 edition), but in the 1575 edition the word disappeared. The 1585 edition still mentions the church, but again without characterizing it as a “chiesuola.” Whether the elimination of the word in 1575 is an indication that the painters had enlarged the church needs to be corroborated by further documentation (which so far has not surfaced). [Italian version] Francini 1566, 23. Lo stesso termine fu usato nelle edizioni successive del libro (vedi, ad esempio, l'edizione del 1568), ma nell'edizione del 1575 la parola scomparve. Anche l'edizione del 1585 menziona la chiesa, ma ancora senza caratterizzarla come una "chiesuola". Qualora l'eliminazione della parola "chiesuola" nel 1575 possa essere un'indicazione dell’avvenuto ampliamento della chiesa da parte dei pittori è un’ipotesi che deve essere ancora corroborata da documenti. ↩ ↩2
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Quoted in Salvagni 2012, 250 n. 81. See also Salvagni 2009, 76-82, and Cavazzini 2020, 44-45. ↩ ↩2


